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Betlemme: il muro e la stella

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Betlemme: il muro e la stella

Betlemme, città d’assedio, ti accoglie con un muro, alto come l’arroganza e lungo come la boria umana! Un muro che isola, un muro che divide. E i suoi abitanti, per accedere o uscire dalla loro città (a piedi o coi mezzi pubblici, non c’è alternativa…) devono sopportare lunghe file d’attesa per oltrepassare un’autentica porta-confine di stato.

Oh! Betlemme, come soffrono i tuoi figli!
Ti fa male quel muro, ma poi la cittadina si apre ad una speranza offrendo ai turisti manufatti e ricordi, unico sostentamento alle loro provate esistenze.
Or si avviano, i tuoi passi, verso la Chiesa della Natività. É allora che la prosopopea si deve chinare per passare dalla bassa e stretta porta (Lc 13,23-24).

Lì, dove ti aspetti un religioso silenzio, guide di varie nazioni descrivono le bellezze e i simbolismi di mosaici antichi mentre una ressa di persone si accalca per raggiungere l’ingresso al punto che fissa il luogo dove “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Mentre mi faccio trascinare dalla folla ricordo la donna emorroissa (Mc 5, 25-34), quella che toccando il mantello di Gesù guarì, per intenderci; ricordai la sua pena, il suo desiderio, la Grazia.

Poi ecco, una nuova strettoia. E siamo in fila, più composti e silenti, per giungere alla “stella”. Un fotografo del nostro gruppo ci immortala, uno ad uno, nell’attimo dell’adorazione (così come un fotografo immortalò i miei bambini di catechismo nel momento della loro Prima Comunione e della Confermazione!).

Che emozioni! Che pensieri! Intanto, però, giunge il mio turno: è giunta l’ora. Come i magi mi prostro … ed è un attimo infinito….
Poi con garbo mi scosto verso la mangiatoia. Da lì, dove su un piccolo altare i Francescani possono celebrare l’Eucaristia, contemplo il mistero.

Ora, credo, sia giunta anche la vostra ora. Accomodatevi, prego: vi cedo il testimone con animo leggero!

S.G.