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 ULTIMA CENA (olio e acrilico su tela)

Barbara Fumagalli – 2018

Realizzato su tre tele unite tra loro, rappresenta l’Ultima Cena di Gesù’ con i 12 Apostoli nel momento della consacrazione del pane. L’atmosfera qui evocata allude all’unione, al crearsi di un solo Corpo, alla vicinanza attorno a Gesù che è il centro del quadro e il centro di tutto. Ecco perché mancano riferimenti connotativi a paesaggi o a strutture architettoniche. Oltre ai protagonisti c’è solo la tavola, volutamente “grezza” e povera, una tavola in legno che allude al legno della Croce.

Gesù, ritratto nell’atto di spezzare il pane, sta davanti alla tavola, ci viene incontro e ci offre il suo Corpo. E’ differenziato dagli Apostoli anche per la veste bianca e piena di luce, allusione alla Resurrezione e alla sua Gloria. Inoltre sta davanti alla tavola per indicare la sua solitudine nel percorso della Passione.

Gli Apostoli, invece, sono dietro la tavola e hanno lo sguardo fisso su Gesù, come tutti coloro che scelgono di seguire Gesù, dietro ai suoi insegnamenti, dietro la sua Persona, dietro la sua Luce, che illumina le tenebre della nostra vita; infatti, man mano che ci si allontana dalla sua figura, lo sfondo si fa più scuro. La scelta di seguirlo è in piena libertà, ma è rappresentato un certo smarrimento nei loro occhi, volutamente molto luminosi, malgrado il buio, nella parte bianca chiamata sclera. Gli Apostoli sono identificati con i fedeli della Messa colti in un momento di stupore, di mistero, e di passaggio dalle tenebre alla Luce, momento che si rinnova ogni volta all’Eucaristia.

Bartolomeo, l’ultimo a destra, mostra i segni del suo martirio: il braccio scorticato. Pur di affermare la forza della vita, della verità e dell’amore che ha trovato in Gesù, non ha esitato a patire e a morire, perché il patimento è lo spessore dell’amore. Stesso patimento per amore hanno subito tutti gli altri Apostoli, che sono stati torturati e uccisi, a parte Giovanni.

Giovanni, Apostolo ed Evangelista, è accanto a Gesù, con vicino il suo simbolo: l’Aquila. E’ rappresentato vicino a Gesù, perché è il discepolo amato, ma senza contatto fisico, come fece anche Leonardo nella sua famosissima versione, proprio per sottolineare la solitudine di Gesù. La presenza dell’aquila, oltre che scelta di stile, è un’allusione. Come si crede che l’aquila possa fissare la luce del sole, anche Giovanni nel suo Vangelo, ha fissato la profondità della divinità.

Tommaso. Vicino a Gesù, dall’altro lato rispetto a Giovanni, si porta la mano sinistra al petto ed è quello con l’espressione di stupore più evidente. Questa espressione mista a incredulità allude al nostro atteggiamento che, come Tommaso, è sempre incline alla richiesta di prove e segni. La mano sinistra di Tommaso è la mano sinistra usata per dipingere questo quadro, ed è un modo per ringraziare Dio per aver potuto rappresentare tutto questo.

Giuda. E’ in basso a destra ed è l’unico davanti e non dietro la tavola. E’ davanti perché non ha voluto seguire Gesù, ma ha seguito i suoi criteri, le sue paure, e non si è lasciato plasmare dalla Luce di Cristo. Ha un cappuccio in testa perché è come se la Luce non lo penetrasse come gli altri, è come criptato dai suoi abiti, che rappresentano i suoi limiti ed ha al suo fianco il sacchettino coi 30 denari.

Matteo.  All’estrema sinistra ha davanti a sé un libro, il primo Vangelo. Lui scriveva e riempiva altri fogli e altri libri essendo esattore delle tasse  ed è passato, grazie alla chiamata di Gesù, al libro della Vita e della Verità.