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A lezione di Sentimenti

Alcuni (fortunati?) studenti delle ultime due classi delle Superiori di Pesaro, questo inverno, faranno lezione di “Educazione sentimentale”. L’idea è di un professore che insegna filosofia a Urbino, Paolo Ercolani. Le lezioni, spiega, serviranno ai ragazzi “per recuperare la capacità di instaurare rapporti sani e equilibrati”. Insomma: hai problemi? Con l’Educazione sentimentale? tutto andrà a posto. Il professor Ercolani non è il primo a dirlo. L’espressione “educazione sentimentale” è il ritornello di ogni talk show sulle tragedie della cronaca. Io credo che sia un modo per lavarsene le mani.

La scuola, quando è “scuola” davvero, prima di insegnare nozioni, insegna la vita. Leggere le poesie di Leopardi non è solo leggere. Quelle poesie, sono un bisturi. Sono lo strumento per arrivare a bucare l’armatura dentro cui ogni ragazzo tiene nascosta, al riparo, la sua anima. Ogni romanzo che a scuola si legge, serve a questo, nelle mani di un Insegnante che sia tale. Persino ogni equazione, serve a arrivare all’anima di un ragazzo. Al bisogno che ogni adolescente ha di trovare un ordine dentro il modo, una ragione a cui aggrapparsi per fronteggiare il caos che trova dentro fuori e dentro di sé.

Ogni minuto di una lezione scolastica, dovrebbe far capire (e far sentire) ai ragazzi che il telefonino non è la loro vita, ma un oggetto da trattare come tale. La missione della scuola non è, secondo, me una “materia di insegnamento”. La scuola è tutta intera una educazione sentimentale. Trasformare la missione in contenuto, aiuta davvero i nostri figli a crescere come persone?