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Il Juke-Box delle poesie

C’è uno spazio bianco dentro ciascuno di noi, io credo. Chi ha la fortuna di avere libri in casa e di poterli leggere, lo riempie quasi senza accorgersene. Ma gli altri? La maggioranza degli italiani legge un libro all’anno. O almeno lo dice agli intervistatori delle società demoscopiche.

Il professor Mauro Cappotto insegna Storia dell’Arte in un liceo siciliano, a Capo d’Orlando. Gli è venuta l’idea di mettere, dentro un vecchio jukebox degli Anni Ottanta, invece di canzoni, poesie. Bufalino, Montale, Brancati, Piccolo, Consolo. Metti la moneta. E scegli.

Pare che molti licei del Messinese metteranno in corridoio il jukebox
delle poesie. Però a me piace immaginare che lo comprino anche i bar. Sei a Milano, a Gallipoli, a Camaiore, a Portogruaro. Non importa, dove sei. Entri a bere il caffè e zac! La Poesia ti agguanta all’improvviso. Ti arpiona al petto e non ti lascia andare.

La Poesia è la speleologia dell’anima. Fa un foro, anche minuscolo, dentro la tua corazza. Tu inghiotti il tuo caffè e nemmeno te ne accorgi. Sul momento. Però le parole ti hanno preso, ormai. Lavorano in sotterranea, dentro la tua notte. Finché non affiorano alla tua coscienza. Come succede ai ritornelli del Festival di Sanremo.
Può darsi che tu le ricacci giù, in fondo, al buio. Ma può anche succedere che tu ti ci aggrappi. E allora cominci un viaggio maestoso. Dove di solito si piange, a un certo punto. Dove si trova una forza che non sapevamo di avere.