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Un abbraccio nuovo. L’alleanza tra giovani e anziani secondo Papa Francesco (1° parte)

Ho un ricordo molto bello. Quando sono stato nelle Filippine la gente mi salutava chiamandomi: Lolo Kiko!
«Nonno Francesco»! Lolo Kiko, gridavano! Ero davvero contento di vedere che mi sentivano vicino a loro come un nonno.

La nostra società ha privato i nonni della loro voce. Abbiamo tolto loro spazio e l’opportunità di raccontarci le loro esperienze, le loro storie, la loro vita. Li abbiamo messi da parte e abbiamo perduto il bene della loro saggezza. Vogliamo rimuovere la nostra paura della debolezza e della vulnerabilità, ma così facendo aumentiamo negli anziani l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati. Invece, dobbiamo risvegliare il senso civile di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, capace di far sentire l’anziano parte viva della sua comunità. Mettendo in disparte i nonni, scartiamo la possibilità di entrare in contatto con il segreto che ha permesso loro di andare avanti, di farsi strada nell’avventura della vita. E così ci mancano i modelli, le testimonianze vissute. Siamo sperduti. Ci siamo privati della testimonianza di persone che non solo hanno perseverato nel tempo, ma che conservano nel cuore la gratitudine per tutto ciò che hanno vissuto.

E, d’altra parte, com’è brutto il cinismo di un anziano che ha perso il senso della sua testimonianza, che disprezza i giovani, che si lamenta sempre. In questo modo la sua sapienza di vita non si trasmette più, diventa sterile nostalgia. Com’è bello, invece, l’incoraggiamento che l’anziano riesce a comunicare a una ragazza o un ragazzo in cerca del senso della vita! È questa la missione dei nonni. Una vera vocazione, come attestano, ad esempio, queste esortazioni del libro del Siracide: «Non trascurare i discorsi dei vecchi, perché anch’essi hanno imparato dai loro padri; da loro imparerai il discernimento e come rispondere nel momento del bisogno» (8, 9). Gli anziani sono la riserva sapienziale della nostra società. L’attenzione agli anziani è ciò che distingue una civiltà.

Le parole dei nonni hanno qualcosa di speciale per i giovani. Anche la fede si trasmette così, attraverso la testimonianza degli anziani che ne hanno fatto il lievito della loro vita. Io lo so per esperienza personale. Ancora oggi porto sempre con me, nel breviario, le parole che mia nonna Rosa mi consegnò per iscritto il giorno della mia ordinazione sacerdotale; le leggo spesso e mi fa bene. Da un po’ di tempo porto nel cuore un pensiero. Sento che questo è ciò che il Signore vuole che io dica: che ci sia un’alleanza tra giovani e anziani.

Questa è l’ora in cui i nonni devono sognare, così i giovani potranno avere visioni. Ne ho avuto la certezza meditando il libro del profeta Gioele, dove si dice: «Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni» (3, 1).

Che cosa significa questo? Solamente se i nostri nonni avranno il coraggio di sognare e i nostri giovani di profetizzare grandi cose, la nostra società andrà avanti. Se vogliamo «visioni» per il futuro, lasciamo che i nostri nonni ci raccontino, che condividano i loro sogni. Abbiamo bisogno di nonni sognatori! Sono loro che potranno ispirare i giovani a correre avanti con la creatività della profezia.